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Rilanciare il grano duro italiano č possibile

Senza una vera aggregazione dell’offerta e filiere in grado di valorizzare la produzione nazionale il grano duro italiano è a rischio. Nello stesso tempo vanno però potenziati i controlli sui prodotti in arrivo dall’estero. È questo, in sintesi, il messaggio lanciato a Foggia lo scorso 18 maggio dalla filiera del grano duro, per confrontarsi sul futuro di una delle produzioni simbolo del made in Italy. «Il sistema produttivo del grano duro italiano è ancora poco aggregato, appena il 50% del comparto – ha sottolineato Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza delle cooperative italiane agroalimentare – e il più delle volte la cooperazione svolge un’attività di servizio e non di concentrazione dell’offerta». La vecchia formula contrattuale del conto deposito, insomma, non è più una soluzione adeguata ai tempi, serve un approccio più moderno e imprenditoriale al mercato. «La cooperazione – ha proseguito Mercuri – sta lavorando per un sistema aggregato innovativo, in grado di muovere dal concetto di cooperazione a un sistema di organizzazione di prodotto dove la materia prima non solo non viene più conferita in conto deposito, ma entra a far parte di un sistema di produzione di filiera attraverso programmi di coltivazione e commercializzazione».
Una vera concentrazione del prodotto è il presupposto indispensabile per poter condurre una trattativa sui prezzi anche per i contratti di filiera e, inoltre, solo un comparto organizzato può puntare alla creazione di Fondi di solidarietà – in favore dei quali il Ministero dispone di una dotazione finanziaria di oltre 100 milioni di euro – in grado di far fronte sia alle crisi di mercato sia ai danni da avversità climatiche.



Se vuoi approfondire l'argomento, grazie al servizio Rivista Digitale, leggi l'articolo online a pagina 8 de L'Informatore Agrario n. 20/2017!  Clicca qui






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