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L'Informatore Agrario
Sommario rivista Approfondimento
32
1 - 7 Ago.

  2003
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POLITICA
Un fenomeno preoccupante: i furti di fitosanirtari

Pochi dati e statistiche

Secondo un’analisi della Compag i furti sono compiuti da specialisti che alimentano poi un commercio illegale con potenziali risvolti molto pericolosi per gli utilizzatori e l’intera collettività

Quello dei furti dei prodotti fitosanitari è un fenomeno ben conosciuto agli operatori della filiera della distribuzione che ogni anno, all’inizio della campagna, devono fronteggiare le conseguenze negative derivanti dalla perdita di merce, che dovrà comunque essere pagata, e dai problemi logistici conseguenti.
A questo va aggiunto che in qualche caso sono state segnalate azioni durante le ore lavorative, a mano armata, quindi con un elevato grado di pericolosità per le persone. Inoltre, non solo le aziende della distribuzione sono oggetto dei malavitosi, ma anche i depositi delle aziende produttrici e i vettori nel tragitto verso la consegna. 
La conoscenza del fenomeno è d’altra parte piuttosto ridotta perché il settore della distribuzione dei fitosanitari è una piccola nicchia e quindi interessa la grande stampa in maniera molto marginale. Probabilmente è questo il motivo per cui nonostante ormai da qualche anno Compag, la federazione nazionale commercianti di prodotti per l’agricoltura, cerchi di porlo all’attenzione della pubblica opinione e delle Forze dell’ordine non riesce a ottenere quell’ascolto che probabilmente meriterebbe, viste le conseguenze di carattere generale (ambientale e alimentare) che il fenomeno sicuramente implica.
Il commercio illegale di fitosanitari, cioè di prodotti pericolosi, infatti, va ad alimentare un circuito parallelo senza controllo da parte delle autorità e senza alcuna garanzia che gli utilizzatori abbiano un’adeguata formazione professionale, come previsto da apposite normative, e tanto meno che agiscano secondo un’etica professionale.
Il valore del danno che grava sul commercio deve essere pertanto moltiplicato per valutare gli effetti sull’intera collettività.
È probabilmente a causa della limitata importanza economica del settore che nessuno si è mai preoccupato di raccogliere dati e statistiche sul fenomeno ed è per questo motivo che Compag nel 2002 ha deciso di effettuare un primo lavoro di indagine, per dare dimensione all’entità dei furti cercando di capirne il livello e le modalità organizzative.
L’indagine

L’indagine è stata condotta su un campione di 159 aziende, rappresentative delle circa 1.100 operanti in Italia che esercitano un’attività specializzata nella fornitura di mezzi e servizi all’agricoltura e che possono costituire l’obiettivo delle organizzazioni malavitose.
Lo studio effettuato ha inteso semplicemente mettere a fuoco un fenomeno fino a ora mai sufficientemente approfondito, in modo da avere un’indicazione sulla sua dimensione, distribuzione territoriale e livello organizzativo. 
Di queste 159 realtà che hanno voluto aderire all’iniziativa, 5 hanno dichiarato di avere subito due furti e pertanto le risposte ricevute sono state 164.
L’indagine ha riguardato gli ultimi 5 anni di attività.
In questo lasso di tempo il 20% delle aziende del campione ha avuto la visita dei ladri. Possiamo quindi ritenere che mediamente i furti interessino, annualmente, il 4% delle aziende commerciali che svolgono un’attività specialistica in agricoltura.
Alle aziende campionate è stata sottoposta una serie di domande tese ad avere indicazioni sull’entità e sulla frequenza dei furti ma anche sul livello organizzativo di chi li realizza.
La dimensione del fenomeno e la sua distribuzione
Il 20% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere subito furti, di queste 5 hanno visto il ritorno dei ladri nei 5 anni interessati all’indagine. In un caso, il secondo furto è stato realizzato dopo poche settimane dal primo, in ulteriori due casi il secondo tentativo è stato sventato. Una sola azienda ha dichiarato il ritrovamento della refurtiva.
Nel 67% dei casi il furto era specificatamente indirizzato ai fitosanitari, nel restante 37% sono stati sottratti anche altri beni quali fertilizzanti, sementi, denaro contante, computer, attrezzature varie ma sempre, a parte due casi, in valore molto ridotto rispetto al complessivo.
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei furti sono state individuate 5 aree: Nord-ovest (Piemonte, Liguria, Lombardia), Nord-est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia), Emilia-Romagna, Centro (Toscana, Marche, Abruzzo, Umbria, Lazio) e Sud (Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia). In ciascuna area è stata calcolata l’incidenza percentuale dei furti, vale a dire il numero dei casi sul totale delle risposte.
Il Centro-nord sembra essere uniformemente colpito dal fenomeno, bisogna però considerare che il Nord-est rappresenta probabilmente un’area territorialmente meno estesa delle altre due. Così l’Emilia-Romagna è poco più di 1/3 del Nord-ovest.
Considerando il valore centrale delle classi di furto individuate e la frequenza percentuale dei furti in ciascuna di tali classi (grafico 2) si può calcolare il valore medio ponderato dei furti del campione che risulta pari a 134.300 euro.
Un valore certamente estrapolato ma che può essere considerato indicativo della reale situazione.
Se consideriamo poi che delle 1.100 aziende commerciali italiane che esercitano un’attività specializzata in agricoltura il 4% subisce annualmente un furto, possiamo ulteriormente ipotizzare il valore annuale complessivo dei furti di fitosanitari, pari a una somma di circa 6 milioni di euro. Come abbiamo visto, solo una piccola parte che non siamo riusciti a valutare di questo valore è costituita da prodotti diversi.
Ladri specializzati
Dalle risposte fornite dalle aziende che hanno subito almeno un furto risulta molto chiara la specializzazione e la determinazione di coloro che realizzano i furti. Dobbiamo infatti ritenere che siano degli specialisti visto che sono in grado di attaccare i sistemi di allarme e quindi ne conoscono il funzionamento essendo in grado di aggirarli o disattivarli, ma studiano anche la situazione avendo probabilmente basisti in zona, se è vero che dimostrano di conoscere abitudini, locali e sistemi di difesa in percentuale elevatissima.
Sanno inoltre giudicare il valore della merce (67% dei casi), l’epoca di impiego (64%) e hanno informazioni sull’approvvigionamento dei prodotti (nel 37% e 34% dei casi, rispettivamente, i prodotti erano appena arrivati e appartenevano a una casa produttrice). Quest’ultima considerazione fa sorgere il sospetto di complicità all’interno dei vettori di trasporto e/o delle aziende di provenienza.
Conclusioni
La refurtiva non viene praticamente mai recuperata. In questa indagine è successo in un solo caso ma perché i prodotti rubati erano stati abbandonati. 
Diversamente, tale eventualità diventa quasi impossibile, sia perché lo smercio e l’utilizzo avvengono in un breve lasso di tempo sia perché non è ancora stato introdotto un sistema per l’identificazione delle singole confezioni e quindi non vi è possibilità di rintracciare il prodotto dimostrandone, nel caso di individuazione, la proprietà.
Da tenere in considerazione inoltre, nell’analisi del danno economico, che questi prodotti vengono utilizzati in un circuito in cui non esistono controlli e tanto meno etiche di comportamento. È un ulteriore danno che gli operatori onesti subiscono per la concorrenza della stessa merce rubata e perché per poter operare legalmente hanno dovuto affrontare investimenti che hanno comportato costi strutturali e gestionali.
Vi è poi il danno che subisce la collettività perché lo Stato investe per promuovere comportamenti ecocompatibili e sistemi colturali meno intensivi, allo scopo di salvaguardare l’ambiente e garantire il consumatore che viene a sua volta frodato nelle proprie aspettative sulla salubrità dei prodotti che consuma.
Bisogna da ultimo sottolineare che nemmeno gli autori vengono mai individuati, a dimostrazione di una scarsa attenzione delle Forze dell’ordine verso questo problema, forse perché non sono mai stati messi chiaramente a fuoco tutti i risvolti che questo fenomeno preoccupante sicuramente comporta.
Per contrastare il fenomeno sarebbe opportuno, come Compag sostiene da anni, arrivare a:
- una rintracciabilità delle confezioni;
- creare una banca dati nazionale dei furti di fitosanitari;
- coordinare le indagini a livello nazionale;
- creare un sistema di informazione e trasparenza che dia ai singoli commercianti gli strumenti per capire il grado di pericolo esistente nella propria zona e le precauzioni preventive da adottare.
Purtroppo Compag non ha ancora trovato sufficiente ascolto e appoggio da parte delle Forze dell’ordine, mentre l’industria si è sempre dimostrata poco incisiva e le altre reti della distribuzione totalmente disinteressate.

Sommario rivista Vittorio Ticchiati
E-mail: v.ticchiati@informatoreagrario.it


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